Cos’è la propagazione DNS

La propagazione DNS è il tempo che serve perché una modifica ai record di un dominio sia vista da tutti i server DNS di Internet. In realtà nessuno “spinge” la modifica: il nuovo valore è subito disponibile sui nameserver autoritativi del dominio, ma i resolver dei provider e i DNS pubblici come quelli di Google, Cloudflare o Quad9 continuano a usare la copia salvata in cache finché non scade.

La durata della cache è decisa dal TTL (Time To Live), un valore in secondi che accompagna ogni record ed è definito nella RFC 1035. Con un TTL di 3600 un resolver può servire il valore vecchio per un’ora dall’ultima volta che l’ha chiesto. Con 86400, per un giorno intero.

Come controllare la propagazione DNS

  1. Inserisci il dominio o il sottodominio, per esempio www.example.com.
  2. Scegli il tipo di record da controllare: A, AAAA, CNAME, MX, NS, TXT, SOA o CAA. Se inserisci un indirizzo IP, lo strumento controlla il record PTR.
  3. Avvia il controllo e confronta le risposte dei resolver con il valore che hai impostato.
  4. Se alcuni server mostrano ancora il valore vecchio, ripeti il controllo dopo un tempo pari al TTL del record.

Come leggere i risultati della propagazione

Ogni riga mostra un resolver pubblico, il paese in cui si trova e la risposta ricevuta. Le situazioni tipiche sono quattro:

  • Tutti mostrano il nuovo valore: la modifica è visibile ovunque.
  • Risposte miste: la propagazione è in corso, i resolver con il valore vecchio lo hanno ancora in cache.
  • Tutti mostrano il valore vecchio: probabilmente la modifica non è arrivata ai nameserver autoritativi. Controlla di averla salvata nel pannello giusto, cioè quello del provider indicato nei record NS.
  • Nessuna risposta o errore: il record non esiste, il dominio non risolve o quel resolver non ha risposto in tempo.

Alcune differenze non sono errori. Domini serviti da CDN o con bilanciamento geografico restituiscono IP diversi a seconda del paese del resolver, e i record TXT o MX multipli possono comparire in ordine diverso.

Quanto dura la propagazione DNS e come accelerarla

La propagazione di un record dura al massimo quanto il suo TTL precedente. Il cambio dei nameserver di un dominio è più lento, perché passa dal registro dell’estensione: i record NS pubblicati dal registro hanno TTL lunghi, nel caso dei .com di 48 ore.

Se prevedi una migrazione, abbassa il TTL dei record interessati a 300 secondi (5 minuti) almeno un giorno prima. Fai il cambio, verifica qui che si sia propagato e poi riporta il TTL al valore normale. Per vedere il valore autoritativo, con TTL e priorità, usa il DNS lookup del dominio. Se hai modificato il record SPF o DMARC, controlla la sintassi con la verifica SPF, DKIM e DMARC.

Sul tuo computer puoi svuotare la cache DNS locale con ipconfig /flushdns su Windows. Non accelera la propagazione negli altri resolver, ma ti fa vedere subito il valore aggiornato dal resolver che usi.

Domande frequenti

Quanto tempo ci vuole per la propagazione DNS?

Per un record A, MX o TXT la propagazione dura al massimo quanto il TTL del valore precedente, spesso da pochi minuti a qualche ora. Il cambio dei nameserver di un dominio richiede di più, fino a 24–48 ore, perché coinvolge il registro dell’estensione e TTL più lunghi. Abbassare il TTL prima della modifica riduce l’attesa.

Perché vedo ancora il vecchio sito dopo aver cambiato DNS?

Il resolver del tuo provider, o il tuo computer, ha ancora in cache il vecchio indirizzo e lo userà finché il TTL non scade. Svuota la cache locale con ipconfig /flushdns su Windows, prova da rete mobile e controlla qui cosa rispondono i DNS pubblici. Anche il browser tiene una propria cache: una finestra in incognito aiuta.

Cos’è il TTL di un record DNS?

Il TTL (Time To Live) è il numero di secondi per cui un resolver può conservare in cache un record DNS prima di chiederlo di nuovo al server autoritativo. Un TTL di 3600 vale un’ora. Valori bassi rendono le modifiche visibili prima ma aumentano le richieste ai nameserver, valori alti fanno il contrario.

Perché resolver diversi mostrano IP diversi per lo stesso dominio?

Può essere una propagazione in corso, ma spesso la differenza è voluta. I siti serviti da una CDN o con bilanciamento geografico rispondono con l’IP del nodo più vicino al resolver, quindi un DNS in Giappone e uno in Italia ricevono indirizzi diversi. Se gli IP appartengono tutti alla stessa CDN, la differenza è normale.

Fonti e riferimenti

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