Come funziona la geolocalizzazione degli IP
La geolocalizzazione IP è la stima della posizione di un dispositivo a partire dal suo indirizzo IP pubblico. Non usa GPS né celle telefoniche: il sito confronta il tuo indirizzo con un database che assegna un luogo a ogni blocco di indirizzi. I database più usati sono prodotti da aziende specializzate, come MaxMind, IPinfo e IP2Location, e ogni sito sceglie il proprio. Per questo due siti possono collocarti in due città diverse nello stesso momento.
I fornitori combinano più fonti:
- Registri regionali (RIR): il RIPE NCC per l’Europa e gli altri registri annotano a chi è assegnato ogni blocco, con il paese e l’indirizzo dell’organizzazione titolare. Per molti blocchi il luogo registrato è la sede legale del provider.
- Geofeed degli operatori: un operatore può pubblicare un file CSV che indica paese, regione e città di ciascun suo prefisso. Il formato è descritto nella RFC 8805 dell’agosto 2020. La RFC 9632 del 2024 permette di collegare il file direttamente al blocco nel database del registro, che nel RIPE Database ha l’attributo
geofeed. - Misure di rete: tempi di risposta e percorsi dei pacchetti, utili a capire in quale zona si trova fisicamente un apparato.
- Segnalazioni di utenti e operatori, attraverso i moduli di correzione.
Il risultato vale per un intero blocco di indirizzi. MaxMind, tra i fornitori più usati, lo dice in modo esplicito: i suoi dati di geolocalizzazione non sono mai abbastanza precisi da identificare o localizzare un’abitazione, una persona o un indirizzo stradale.
Come segnalare una posizione IP sbagliata
- Disattiva VPN, proxy e Relay privato iCloud, poi apri la home e annota il tuo IP pubblico. Se ti colleghi sia in IPv4 sia in IPv6, annota entrambi.
- Inserisci l’IP nella verifica IP e controlla il provider. Se non è il tuo operatore, il problema non è il database: il traffico esce da un altro servizio.
- Con lo strumento CIDR di un IP leggi la rete a cui appartiene l’indirizzo e l’organizzazione titolare. Ti serve per descrivere la segnalazione e per capire se il blocco è di un operatore nazionale.
- Invia la correzione a MaxMind dalla pagina ufficiale Data corrections, che accetta richieste singole dagli utenti per l’IP di casa, e a IPinfo dalla sua pagina di correzione. Indica la posizione corretta a livello di città, non il tuo indirizzo.
- Attendi l’aggiornamento: MaxMind dichiara di esaminare le richieste singole di solito entro 1-2 giorni lavorativi e di inserire quelle accettate nella versione successiva del database. Ogni sito però aggiorna la sua copia con tempi propri.
- Se l’errore riguarda tutti i clienti del tuo operatore, segnalalo all’assistenza: la correzione duratura è un geofeed pubblicato dall’operatore.
Perché la posizione del tuo IP risulta in un’altra città
La città è sbagliata quando il blocco di indirizzi che contiene il tuo IP è associato, nel database, a un luogo diverso da quello in cui ti trovi. Le cause più frequenti sono sei.
- Rete mobile: in 4G e 5G il traffico esce su Internet da pochi punti di interconnessione dell’operatore, quindi un telefono a Bari può risultare a Roma o a Milano. MaxMind osserva che gli indirizzi delle reti mobili possono essere usati da telefoni sparsi su grandi distanze.
- CGNAT: con il CGNAT molti clienti escono dallo stesso IPv4 pubblico, e l’indirizzo condiviso viene localizzato dove si trova l’apparato dell’operatore, non dove abiti.
- VPN, proxy e relay: i siti vedono l’IP del server di uscita, e quindi la sua posizione. Vale anche per Relay privato iCloud, che offre due opzioni: mantenere una posizione generica, utile per i contenuti locali, oppure indicare solo paese e fuso orario.
- Blocchi registrati presso la sede: alcuni operatori nazionali registrano o geolocalizzano grandi blocchi di indirizzi con la città della sede o del nodo principale, e tutti i clienti risultano lì.
- IP riassegnati o trasferiti: quando un blocco passa da una città all’altra, o da un operatore a un altro, i database si aggiornano con ritardo. Capita anche di risultare all’estero con un IP appena acquistato da un provider italiano.
- IPv4 e IPv6 diversi: lo stesso dispositivo ha un indirizzo IPv4 e uno IPv6 che appartengono a blocchi diversi, con voci diverse nei database. Un sito raggiunto in IPv6 può collocarti in una città, un altro raggiunto in IPv4 in un’altra. Le differenze tra i due protocolli sono spiegate nella guida IPv4 e IPv6.
Per capire in quale caso ti trovi, apri la home e guarda IP e provider, poi inserisci l’indirizzo nella verifica IP. Se il provider è il tuo operatore, la città sbagliata dipende dal database. Se il provider è un datacenter o un servizio che non conosci, il traffico passa da una VPN, da un proxy o da un relay.
Cosa sa davvero un sito dalla posizione del tuo IP
Dalla posizione dell’IP un sito ricava una zona: il paese, spesso la regione, a volte una città. Non ricava la via, il numero civico o il tuo nome, e MaxMind accompagna ogni stima con un raggio di accuratezza.
Il collegamento tra un indirizzo IP e un abbonato lo conosce solo l’operatore, che lo comunica all’autorità giudiziaria quando questa lo chiede. La pagina qual è il mio indirizzo IP spiega anche perché, per la Corte di giustizia dell’Unione europea, un IP può comunque essere un dato personale.
Quando un sito ti mostra la tua posizione esatta, la stima non viene dall’IP. Il browser può inviare la posizione del dispositivo, ricavata da GPS o dalle reti Wi-Fi vicine, solo se gli dai il permesso. Google, per esempio, dichiara di stimare la posizione da quattro fonti: la posizione del dispositivo, gli indirizzi di casa e di lavoro salvati nell’account, l’attività precedente e l’indirizzo IP.
Cosa cambia se la posizione dell’IP è sbagliata
Una posizione sbagliata cambia quello che i siti ti mostrano o ti lasciano fare:
- Contenuti locali: meteo, negozi vicini, notizie e pubblicità regionali riferiti a un’altra città. Il rimedio più semplice è indicare la città nella ricerca o concedere al sito la posizione del dispositivo.
- Banche e account online: un accesso da un paese insolito può far scattare controlli aggiuntivi, una notifica di sicurezza o un blocco temporaneo. Se usi una VPN con uscita all’estero, aspettati più verifiche.
- Streaming e servizi a pagamento: i cataloghi e gli eventi sportivi dipendono dai diritti acquistati paese per paese. Se il tuo IP risulta all’estero, il servizio può mostrare un altro catalogo o bloccare la visione.
- Siti pubblici e moduli: alcuni servizi limitano l’accesso a chi si collega dall’Italia o dall’Unione europea.
Per i servizi in abbonamento c’è una regola europea. Il Regolamento (UE) 2017/1128 sulla portabilità dei contenuti online garantisce a chi risiede in un paese dell’Unione di usare il proprio abbonamento anche quando si trova temporaneamente in un altro paese membro. Il fornitore verifica la residenza con al massimo due strumenti scelti da un elenco, che comprende il controllo dell’indirizzo IP. Se il servizio ti blocca durante un viaggio nell’UE, la verifica della residenza può non essere riuscita: scrivi all’assistenza.
Google ti colloca in un’altra città: cosa fare
Google non usa solo l’IP, quindi la correzione passa dalle altre fonti che considera. Le opzioni indicate nella guida di Ricerca Google:
- consentire a google.com di usare la posizione del dispositivo, dalle impostazioni del sito nel browser (sul computer: Informazioni sito nella barra degli indirizzi, poi Impostazioni sito, poi Posizione)
- impostare l’indirizzo di casa e di lavoro nel tuo Account Google
- aggiungere la città alla ricerca, per esempio “farmacia di turno Bologna”
Senza la posizione del dispositivo, Google indica un’area generale che, secondo la stessa guida, copre più di 3 km² e comprende almeno 1.000 utenti. Non esiste un modulo pubblico per far cambiare a Google la posizione di un singolo IP domestico. Gli operatori di rete possono invece pubblicare un geofeed: quando è stata scritta la RFC 8805, nel 2020, Google ne elaborava circa 400, per oltre 750.000 prefissi IPv4 e IPv6.
Domande frequenti
Quanto è precisa la posizione di un IP?
Il paese è corretto nella grande maggioranza dei casi, la città molto meno. MaxMind non garantisce un livello di accuratezza e affianca a ogni stima un raggio di incertezza, che nei suoi esempi arriva a 100 km. Su rete mobile e dietro CGNAT l’errore è più frequente.
Perché con il 4G o il 5G risulto a Milano o a Roma?
Gli operatori mobili fanno uscire il traffico da pochi punti, spesso nelle grandi città, e usano il CGNAT. L’IP pubblico che vedono i siti appartiene a quel punto di uscita, condiviso da molti utenti anche lontani. Passando al Wi-Fi di casa cambiano IP e posizione stimata.
Come si corregge la posizione del mio IP?
Segnala la posizione corretta a MaxMind e IPinfo con la procedura qui sopra. Per Google concedi la posizione del dispositivo o imposta casa e lavoro nell’account. Se l’errore riguarda tutti i clienti dell’operatore, la soluzione è un geofeed pubblicato dall’operatore stesso.
Perché IPv4 e IPv6 danno posizioni diverse?
Sono due indirizzi diversi, presi da blocchi diversi, e i database li localizzano in modo indipendente. Spesso il blocco IPv6 è registrato con meno dettaglio, o con la sede dell’operatore. Un sito che ti raggiunge in IPv6 può quindi mostrarti una città diversa da un sito che ti raggiunge in IPv4.
La posizione dell’IP rivela dove abito?
No. La stima si ferma a una zona, di solito una città o una provincia, e a volte è sbagliata di centinaia di chilometri. Il nome e l’indirizzo dell’abbonato li conosce solo l’operatore. Se vuoi che i siti vedano un’altra posizione, la guida come cambiare o nascondere l’IP spiega pro e limiti di ogni metodo.
Fonti e riferimenti
- Geolocation Accuracy (MaxMind Support)
- Data corrections at MaxMind (modulo di correzione)
- IPinfo – richiesta di correzione dei dati di geolocalizzazione
- RFC 8805 – A Format for Self-Published IP Geolocation Feeds (IETF, agosto 2020)
- RFC 9632 – Finding and Using Geofeed Data (IETF, 2024)
- RIPE Database – attributi geofeed e geoloc (RIPE NCC)
- Come Google stima e gestisce la tua posizione nella Ricerca (Guida di Ricerca Google)
- Regolamento (UE) 2017/1128 sulla portabilità transfrontaliera dei servizi di contenuti online (EUR-Lex)
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